Qual è il vino più buono del mondo 2023?

Sfuggire alla domanda qual è il vino più buono del mondo nel 2023 può sembrare un’impresa da eroi del palato che non vogliono cadere nell’inganno delle classifiche. Ma io, che nella vite e nel calice ho praticamente i miei primi ricordi d’infanzia, posso dirti che il Domaine de la Romanée-Conti è ancora una volta un’apoteosi di armonia: un vino che va oltre le tendenze, oltre le annate, quasi fuori dal tempo, per restare al vertice dell’eccellenza. Oh, già lo immagino, stai pensando che la scelta è scontata, quasi banale per chi si imbatte nel mondo dei vini, ma è qui che si accende la magia, vero?

Perché Domaine de la Romanée-Conti?

Per rispondere, dobbiamo avventurarci in quella suggestiva regione della Borgogna, dove il Pinot Nero diventa poesia liquida e il terroir sembra avere il soprannaturale potere di trasfondere nell’uva una complessità inarrivabile altrove. E non è solo il mio gusto a dirlo, ma l’esperienza degli anni, il susseguirsi delle visite nelle cantine più rinomate e quel sottile, ma incisivo, je ne sais quoi che il palato, affinato dai ricordi d’infanzia trascorsi tra i filari, mi sussurra ad ogni assaggio.

Non è un caso se le bottiglie di questo produttore siano considerate delle vere e proprie opere d’arte enologiche. Da quelle terre, fini e ricche di storia, emergono vini che sono il risultato di tradizioni ancestrali fuse con una costante ricerca della perfezione. E se pensi che il vino sia solo questione di annata, lascia che ti racconti dell’arte di interpretare ogni singola vendemmia, di ritrovare, nonostante le variazioni climatiche, l’essenza del cru che quel vigneto sa esprimere. Una di quelle cose difficili da spiegare ma immediate da sentire, quando il primo sorso ti avvolge.

L’esperienza che conta

E non è una scelta facile, sai? Sono anni che giro il mondo, dalla valle di Napa alla remote contrade siciliane, ho riempito la mia cantina di etichette tutte in grado di raccontare una storia unica, come un libro che custodisce segreti sussurrati tra le righe. Ma l’incontro con un bicchiere di Romanée-Conti ha sempre quel non-so-che di epifanico, qualcosa che ti fa dire: ecco, questa è l’esperienza che tutti dovrebbero avere almeno una volta nella vita.

La sintesi perfetta tra terra e passione

Capisci, il Domaine de la Romanée-Conti non è solo un nome che fa capolino nei discorsi degli appassionati più sofisticati; è la sintesi perfetta tra terra, passione e sapienza umane. È un vino che si sottrae alla pura analisi sensoriale e si insinua nel profondo di quelle conversazioni a mezza voce che si hanno davanti al caminetto, in una serata d’autunno, con gli amici di sempre.

  • Ti è mai capitato di chiudere gli occhi e sentire un arcobaleno di sensazioni espandersi in bocca, dove ogni colore è un sapore, una sfumatura, un ricordo?
  • Hai mai pensato di poter assaporare in un sorso, la storia secolare di un territorio?
  • O di sentirti, per un attimo, parte di quella terra, con i suoi cicli di vita e morte, di vendemmie e riposi invernali?

Ecco, il ; ti fa sentire non solo un testimone, ma un attore nella rappresentazione senza tempo di ciò che il vino può narrare. Quindi ti chiedo, c’è forse un’esperienza che, nella sua complessa semplicità, vale più di questo viaggio sensoriale?

Sicuramente, potresti trovare altre etichette che ti fanno battere il cuore, o magari sei un amante delle sorprese e vuoi scoprire vini meno celebrati ma non per questo meno straordinari. Cibo e vino, dopo tutto, sono un’avventura imprevedibile e del tutto personale. Ma se mi chiedi di scegliere un nome, un solo nome che incarni l’apice di questa mia passione, non posso non sussurrarti Domaine de la Romanée-Conti. Sperimentalo, lasciati andare, e poi raccontami se ero in errore o se quel calice ha impreziosito il tuo viaggio enologico come ha fatto con il mio.

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